K-array fianco a fianco con Rodin

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È abbastanza naturale che Parigi ami Rodin, l’artista francese testimone delle inquietudini tra Ottocento e Novecento. Non a caso oggi la sua casa parigina è un museo che contiene la maggior parte delle sue opere. Rodin ha avuto anche un altro grande estimatore, in questo caso d’oltre oceano: Jules Mastbaum, uomo d’affari e magnate dell’industria del cinema, all’epoca ancora giovanissima. In soli tre anni, infatti, Mastbaum seppe radunare un gran numero di opere di Rodin, circa 140 tra bronzi, marmi e gessi, oltre a disegni, documenti, schizzi ecc. Una collezione seconda solo a quella che tuttora si trova in Francia. Il passo successivo, nello spirito mecenatistico e liberale che contraddistingueva Mastbaum, fu commissionare un museo per contenerle all’architetto Paul Cret e al paesaggista francese Jacques Gréber che, insieme, diedero vita a una struttura all’altezza dell’incarico, caratterizzata da linee neoclassiche e completata da un giardino à la française pensato per apprezzare al meglio le sculture di Rodin. Aperto nel 1929 a Filadelfia, città d’elezione di Mastbaum, il museo ebbe tanto successo da richiamare oltre 390.000 visitatori solo nel primo anno di apertura.

 

Il Rodin Museum è stato riaperto lo scorso settembre dopo un importante intervento di restauro che ha coinvolto sia la struttura sia il giardino e che ha toccato anche le dotazioni di diffusione sonora, pensate per la musica di sottofondo, ma anche per annunci e comunicazioni al pubblico. Ovviamente, dato il contesto, l’installazione sarebbe dovuta essere più discreta possibile, per non distogliere l’attenzione dei visitatori dalle opere; da un punto di vista tecnico, inoltre, era necessaria un’alta qualità sonora per usi anche differenti e la possibilità di arginare il più possibile le riverberazioni prodotte da ambienti caratterizzati da pareti lisce e finiture in marmo.

 

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Grazie a una demo chiarificatrice, a opera di Christopher Spahr e Tom Conte di Sennheiser USA, alle competenze specifiche sul prodotto del distributore locale Third Street Services e alle caratteristiche di discrezione, design e direttività sonora, i prodotti K-array si sono conquistati la loro presenza in questo tempio della cultura e dell’arte. In particolare, sono stati installati quattro KV50 alle pareti della galleria principale, a circa 2 metri di altezza, completati dalla presenza di due KU36 disposti a terra, scelti per la loro compattezza e portabilità.

 

L’impianto doveva essere utilizzato per la diffusione di contenuti differenti, per i quali il rinforzo dei bassi non è sempre necessario; per questo motivo il museo si è riservato la possibilità di eliminare temporaneamente gli elementi “altri" dalle opere, rimuovendo fisicamente i subwoofer quando non necessari.

 

La stessa cosa è stata attuata nella Library, un ambiente con soffitto a volta alto quasi 10 metri: accanto agli otto KT20CW incassati nella struttura della volta stessa, si trovano anche altri due KU36, da rimuovere in caso di… non necessità. Quattro KA7-7 amplificano l’intero sistema.

 

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Ted Sheppard di Third Street Services ha spiegato che i KV50, (array sottili che contengono otto trasduttori al neodimio da 1”) sono stati scelti per il loro sound trasparente e per la loro estrema compattezza, caratteristiche che li accomunano anche ai KT20CW. Questi ultimi sono invece diffusori passivi miniaturizzati da incasso, pensati per impianti di audio distribuito; nonostante le misure ridottissime, sono capaci di diffondere sia parlato che contenuti musicali a un valore di SPL fino a 107 dB, per un range di frequenze dai 150 Hz ai 18 KHz.

 

Il sistema è stato concepito da Third Strees Services, in collaborazione con Jim Fraatz e Steve Keever del Philadelphia Art Museum, e installato nell’arco di tre mesi sempre da Third Street Services.

 

L’installazione ha funzionato perfettamente fin da subito e ha avuto bisogno solo dell’ottimizzazione di un nuovo preset personalizzato, caricato sui KA7-7, subito apportato grazie alla prontezza di intervento degli installatori e alla versatilità dei settaggi previsti da K-array. Il nuovo preset ha solo modificato il rilevante impatto dei due KU36 che, anche da soli, hanno dimostrato di lavorare fin troppo bene!

 

 

Photos by Courtesy of Derrick Berry and MekaGraphics