Vivere per il Suono dal Vivo: Incontriamo il Fonico delle Star di K-array

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Con oltre 35 anni di presenza nell'industria audio, Klaus Hausherr Product Specialist di K-array, è l'uomo on the road del costruttore italiano per tutto ciò che riguarda il suono dal vivo. La sua immensa conoscenza dell'audio e il suo approccio amichevole lo hanno reso un fonico richiesto di questo settore, accumulando un elenco impressionante di collaborazioni con artisti internazionali quali Santana, Bon Jovi, Vasco Rossi, Shakira, Sting e molti altri. In questa presentazione Klaus ci dà un'idea del suo viaggio attraverso il suono dal vivo.

 

Non sorprende che l'approccio di Klaus nell'industria pro audio inizi come la maggior parte di tutti per l'amore della musica. “Ho sempre avuto una forte passione per la musica che è stato il mio più grande stimolo per lavorare in questo settore. Ho iniziato come DJ nel 1972 e mi piaceva molto comunicare con il pubblico a livello personale. Ho iniziato a fare il fonico in un resort Club Valtur in Grecia, dove ho anche cominciato a sviluppare un forte interesse per l'aspetto tecnologico di tutto questo e da artista sono diventato fonico”.

 

“Negli anni '80 dal lavoro nei resort sono passato al lavoro in un piccolo service di Roma. Sono stato incaricato di lavorare in concerti locali nelle piazze della città, un lavoro piuttosto semplice. Ma dopo ogni spettacolo cresceva in me la passione e così la fiducia del settore in me. Sono stato assunto da service più grandi, e ciò significava artisti più importanti. Sono passato a lavorare con artisti relativamente sconosciuti ad artisti italiani più famosi quali Umberto Tozzi, Renato Zero, Antonello Venditti e Pino Daniele”.

 

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Tuttavia è nel 1992 che Klaus ebbe la più importante svolta nella sua carriera. Era stato scelto come fonico da palco per il tour mondiale di Eros Ramazzotti. Dopo circa 2 mesi di tarature e prove, fu licenziato e in un modo piuttosto crudele: “Mi hanno detto che ero un fonico di Serie B!”.

 

La serie B in Italia è la serie cadetta e la frase è usata in modo offensivo in questo paese folle per il calcio. Anche decenni più tardi per Klaus è difficile nascondere la sua incredulità, nonostante racconti serenamente la storia, in modo da non offendere quanti coinvolti all'epoca. Lo considera una parte del suo viaggio perché, ovviamente, non si è fermato lì.

 

Klaus ebbe la sensazione che le porte in Italia si chiudessero, perciò sentì il bisogno di trovare rifugio in Svizzera, dove era nato, e pianificò la sua mossa successiva. “Sinceramente volevo uscire dal mondo del suono dal vivo, cambiare completamente i percorsi della mia carriera, ma sarebbe stato poco realistico dato il mio background e decisi di lavorare per un service locale. Non avevo molta esperienza negli aspetti commerciali dell'industria, ma è stato un cambiamento positivo”.

 

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Ma presto Klaus trovò il suo modo per tornare alla musica dal vivo. “Il proprietario del service mi disse di lavorare al festival Out in the Green, nel quale le attrazioni erano Aerosmith, Peter Gabriel e Rod Stewart. Ero preoccupato di essere di nuovo nauseato dalla tensione e dallo stress cui ero abituato come FOH, ma lui mi convinse che sarebbe stato diverso perché avrei lavorato su un palco secondario, anche se da solo. E aveva ragione: c'era molta calma e professionalità. Ho fatto tutto - monitoraggio, settaggio degli strumenti, messa a punto dell'impianto - e quando, dopo tre giorni, il festival è finito un collega mi ha guardato dicendo 'Wow, è stato impressionante.' La morale della storia è che ho dovuto accettare che questa fosse la mia vera vocazione”.

 

La settimana successiva Klaus riprese la sua attività nel mondo del suono dal vivo dal punto in cui si era fermato ossia lavorando nei festival all'aperto, molto diffusi nei mesi più caldi in Svizzera e in tutta Europa. Dopo un'estate pienissima è entrato in contatto con un service più grande che aveva una forte collaborazione con Clair Brothers. Klaus fu assunto immediatamente e da quel momento ha iniziato a collezionare l'impressionante elenco di artisti con i quali ha collaborato, lavorando per spettacoli e festival in Europa e in tutto il mondo. Lavorando come fonico per Santana gli è anche stata data l'occasione per smentire i suoi critici del noto incidente della Serie B. Arrivato faccia a faccia con coloro che solo un anno prima pensavano che lui non fosse al loro livello, gli chiesero cosa stesse facendo lì sconcertati nel vederlo dietro al mixer. In linea con il suo carattere, Klaus pensò in modo positivo a questo commento irriverente per il suo ritorno, sorrise e salutò.

 

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Nel 1998 Klaus, stanco della vita dei tour e cercando più tempo a disposizione per la sua famiglia, tornò finalmente in Italia e subito i Litfiba chiesero la sua esperienza per il tour nazionale. Con la credibilità e la visibilità internazionale acquisite nel settore, riuscì a trovare ancora una volta il suo giusto posto nei concerti italiani iniziando a lavorare regolarmente nei tour di Vasco Rossi e Ligabue.

 

Fu durante questo periodo che Klaus ebbe il suo “incontro fatale” con K-array. Venne negli uffici vicino Firenze con aspettative minime ma finì per legarsi a un livello più personale. “Non ero solamente impressionato dalla qualità del suono dei prodotti, anche se era assolutamente evidente. Mi sono veramente legato alla passione che l'azienda trasmetteva e l'ho sentita subito giusta”.

 

Klaus interviene nello specifico quando inizia a parlare della tecnologia nel suono dal vivo: “La parte più importante di uno spettacolo è sicuramente la messa a punto dell'impianto. Mi piace molto la fase di proiezione e simulazione, usando il software dei diffusori per la messa a punto dell'impianto e adeguarlo all'ambiente. E quando ho un impianto K-array va ancora meglio. L'Electronic Beam Steering mi dà il controllo per la distribuzione del suono e posso coprire uniformemente l'area occupata dal pubblico. Quando il suono è molto definito e preciso il fonico è felice. Se il fonico è felice lo sono tutti, dagli artisti al pubblico”.

 

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“Per qualsiasi fonico FOH lo strumento migliore è una buona console collegata a un buon impianto e, naturalmente, con una band di musicisti bravi. Se dovessi scegliere un impianto sarebbe il Firenze-KH8 seguito dal Firenze-KH7. Sono potenti ma anche molto precisi con un suono ad alta definizione. Davvero non vedi gli altoparlanti così compatti ma il loro design sottile (Slim Array Technology) consente al suono di uscire immediatamente senza risonanza per un suono pulito ed eccezionalmente chiaro. Un ottimo risultato... particolarmente quando con l'esecuzione di un artista di talento.

 

 Mentre la sua carriera potrebbe aver avuto altri risvolti, è evidente che il viaggio di Klaus non si è allontanato dal suo obiettivo originario quando afferma che essere un FOH per lui significa ancora avere la passione come il suo più grande stimolo.  

 

“Un fonico è ovviamente una persona molto esperta, ma che ama la musica, ha un buon gusto e anche un buon orecchio per il suono”.