Anni ‘50 che passione

 Diletta Brignoni 02

 

Da quanto ci hanno riferito, quest’anno al Summer Jamboree è arrivato finanche un gruppo dalle Isole Samoa, che si è aggiunto alle oltre 300.000 presenze. Non male per un festival nato 14 anni fa dalla passione dei due fondatori dell’associazione Summer Jamboree di Senigallia, un piccolo comune della Costa Adriatica italiana, che durante quei 10 giorni di agosto si trasforma nel fulcro... dell’hula-hoop. Concerti di star internazionali del calibro di Chuck Berry, dance hall, esibizioni di burlesque, sfilate di auto d’epoca, una festa hawaiana le cui glorie si rimembrano di anno in anno, e migliaia di persone acconciate “in stile” per le strade. Esplicativo è il bigliettino che Robert Johnson Lohr, pianista di Chuck Berry, ha spedito agli organizzatori dopo aver partecipato a una delle ultime edizioni: “Dalla prospettiva di un’artista, di un partecipante […], il Summer Jamboree rappresenta uno standard di professionalità con il quale tutti i festival all’aria aperta dovrebbero cimentarsi. Fine della discussione.”

 

Di certo questo apprezzamento, scritto da chi in quanto musicista ha avuto a che fare con tutto il backstage del festival, persone e apparecchiature, include anche il supporto tecnico, fieramente svolto dalla rental company Top Service fin dalla prima edizione. Un compito non facile, dato che quest’anno erano quattro i palchi da allestire e seguire (la squadra era composta da ben 11 persone), e per tutti, si è scelto K-array.

 

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"Desidero ringraziare K-array, amica del Summer Jamboree da anni, per averci sostenuto mettendoci a disposizione alcune apparecchiature a integrazione dell’impianto già di nostra proprietà, ma che non sarebbero state sufficienti per questo impegno".

Riccardo Rabini, titolare di Top Service

 

Due palchi sono stati quindi allestiti con un KH4 per parte e una unità per i bassi, di costruzione della stessa Top Service, mentre quello principale era dotato di quattro KH15, ma con un particolare allestimento: due come front fill, uno come drum fill, l’ultimo girato verso il backstage, per tenere aggiornati gli artisti in merito a quanto accadeva sul palco. Ma quello che ha più impegnato la squadra tecnica è stato il palco “mobile”: i quattro KH4 e altrettanti KO70, apparecchiature per le large venue, venivano montati e tarati di volta in volta secondo le necessità dello spettacolo e della location, dalla festa hawaiana al dopofestival in piazza.

 

"Dovete immaginare una macchina di grossa cilindrata, che è capace di potenza ma anche di viaggiare lentamente, e in grande comfort, quando necessario. I KH4 sono così".

(ibid.)

 

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L’allestimento dei quattro palchi è durato una sola giornata di lavoro, un tempismo che non ha stupito Rabini e la sua squadra, estimatori e utilizzatori del marchio italiano da quando ancora non si chiamava K-array. 

 

"Ho scelto K-array perché era proprio quello che ci voleva in questo contesto: un impianto ad alta fedeltà ma capace di potenza, ampia copertura e lunga gittata. È importantissimo infatti mantenere la qualità e lo stile vintage del suono… pena aspre proteste di un pubblico appassionato ed esperto. Sceglierei sempre K-array anche se avessi la possibilità di usare gratuitamente qualsiasi altro marchio!".

(ibid.)

 

Cari lettori italiani, che, nonostante la vicinanza, non siete mai venuti al Summer Jumboree... non vi sentite un po’ in colpa?